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Prolife for life: Cani attivi, l’alimentazione su misura

Qualsiasi tipo di esercizio impegna l’apparato muscolare in misura superiore, sia in senso qualitativo che quantitativo, rispetto alle prestazioni richieste per l’attuazione di una vita normale, a seconda del tipo e dell’intensità del lavoro svolto. Un’alimentazione equilibrata è quindi condizione essenziale per la copertura del fabbisogno energetico e va commisurata alle specifiche necessità di ciascun soggetto (entità dell’attività muscolare svolta, condizioni ambientali, ecc.).

Prolife for life: Cani attivi, l’alimentazione su misura

Allo stesso tempo non bisogna dimenticarsi che il lavoro e la competizione inducono, al pari di altri fattori, uno stress fisiologico e psicologico: pertanto, nell’ambito di un’alimentazione bilanciata, si dovrà tener conto la prevenzione e il recupero dallo stress sistemico, muscolare e ossidativo indotti da un’attività fisica più o meno intensa.

Un primo aspetto che deve essere affrontato è quello relativo alla corretta definizione delle necessità energetiche. Infatti un insufficiente apporto energetico provoca una rapida comparsa della fatica, mentre un’eccessiva assunzione energetica predispone nel breve periodo a un minor rendimento e nel lungo periodo all’obesità. Nel cane atleta un preciso calcolo dell’aumento del fabbisogno calorico si presenta notevolmente variabile. Misure attendibili, anche se comunque arbitrarie, tengono conto della necessità di un apporto calorico differenziato in rapporto al tipo di lavoro praticato, alla durata nel tempo e alla velocità di esecuzione. Così si dovranno distinguere le corse veloci (ad esempio dei levrieri) dalle prove di media durata (agility) o ripetute (field trials); il lavoro continuo e prolungato dei cani da soccorso da quello dei cani da caccia (prolungato ma discontinuo) e da quello dei cani da slitta (prolungato e intenso). In linea generale, i fabbisogni energetici di un cane sottoposto a un’ora di lavoro risultano superiori del 10%, mentre l’aumento stimato è di circa il 40-50% superiore se il lavoro si protrae per alcune ore nel corso della giornata. Pertanto i fabbisogni sono dinamici e le correzioni sono suggerite ed indicate soprattutto dalle condizioni di forma fisica raggiunte e dallo stato generale di salute. Altri fattori che possono accrescere le necessità energetiche sono: le condizioni ambientali, la razza, la risposta del singolo soggetto alle diverse sollecitazioni esterne (stress), il tipo di alimentazione ricevuto durante la fase di crescita.

L’importanza dei lipidi…

È risaputo infatti che un aumento della velocità di crescita, determinato per esempio dalla somministrazione ai cuccioli di alimenti non bilanciati e molto energetici, può contribuire all’insorgenza di alterazioni scheletriche (come l’osteocondrosi e la displasia) e compromettere in ultima analisi le prestazioni fisiche dell’animale adulto. L’energia necessaria per un’attività fisica prolungata deriva dal metabolismo lipidico e soltanto per una piccola percentuale da quello dei carboidrati. La somministrazione di una dieta ad elevato tenore lipidico in tutti i soggetti sottoposti ad un’attività fisica molto intensa aumenta la disponibilità degli acidi grassi per il metabolismo ossidativo dei muscoli e limita il consumo di glicogeno, ritardando la comparsa del senso di affaticamento. Dunque la possibilità di migliorare la resistenza alla fatica, di aumentare la concentrazione energetica, l’appetibilità e la digeribilità della dieta, depongono a favore dell’impiego di grassi nell’alimentazione del cane atleta. L’apporto dovrebbe variare fra il 20% e il 40% della sostanza secca: ad esempio mentre per un soggetto impegnato in prove di agility il contributo calorico dei lipidi dovrebbe essere solo leggermente superiore rispetto a quello di un soggetto in condizioni di mantenimento (35% circa dell’Energia Metabolizzabile), per un soggetto impegnato in un lavoro molto più intenso (es. cane da caccia) tale contributo può raggiungere anche il 55-60%.

…ma anche la qualità dei grassi

Una volta definito l’apporto di lipidi nella dieta, una particolare attenzione dovrà essere prestata alla qualità dei grassi, al fine di osservare un corretto equilibrio fra acidi grassi a lunga catena saturi ed insaturi e quelli a corta/media catena. Non va dimenticato inoltre un adeguato apporto di acidi grassi essenziali (EFA), avendo cura di mantenere un giusto equilibrio fra gli acidi grassi Ω6 e Ω3, che dovrà assestarsi intorno al 5/6:1.

Appare importante adottare strategie nutrizionali tese a favorire la massima diffusione dei grassi attraverso la cellula muscolare, per esempio introducendoli gradualmente nella dieta almeno un mese prima della stagione della massima attività fisica e avendo cura di controllare il peso degli animali al fine di evitare un aumento eccessivo di peso. Nei soggetti sottoposti a un’attività fisica intensa vi è indubbiamente un aumento del fabbisogno proteico rispetto a soggetti sedentari, a causa dell’aumento del consumo e della sintesi di proteine muscolari. L’apporto proteico deve essere valutato anche da un punto di vista qualitativo: durante l’attività fisica si ha un aumento della richiesta metabolica di aminoacidi a catena ramificata (valina, leucina, isoleucina).

Attenzione alla disidratazione

Durante uno sforzo fisico di notevole intensità è possibile andare incontro a disidratazione, soprattutto se il lavoro viene svolto in condizioni di temperatura e umidità elevate. Strettamente legato all’equilibrio idrico è l’equilibrio termico. Se il calore non fosse disperso per mancanza di acqua, l’aumento progressivo della temperatura del corpo provocherebbe la comparsa dei sintomi del così detto “colpo di calore”. Per prevenire i fenomeni di disidratazione è opportuno conoscere il bilancio idrico. L’aumento è pari a 2 volte il fabbisogno di mantenimento quando il soggetto è sottoposto a 1 ora di corsa e a 4 volte se viene fatto lavorare per tutta la giornata. Poiché risulta difficile conoscere l’effettivo fabbisogno idrico si dovrà lasciare sempre a disposizione acqua fresca in modo che l’animale possa autoregolarsi nell’assunzione. Tenendo conto che lo sforzo fisico determina un aumento dello stress ossidativo a carico delle cellule muscolari, si potrà fornire con la dieta un adeguato apporto di sostanze ad azione antiossidante (vitamine E e C, selenio, ecc.) per proteggere l’organismo dall’azione dei radicali liberi. Un aumento dell’attività fisica si accompagna generalmente ad alterazioni della velocità del transito intestinale e dei fenomeni digestivi. Bisognerà quindi evitare la somministrazione di pasti abbondanti, che possono provocare inutili e dannosi sovraccarichi alimentari, almeno nelle 4-5 ore che precedono o che seguono un lavoro e fornire invece diete caratterizzate da alimenti ad elevata digeribilità.

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